Qualcosa di Verde

mercoledì, luglio 19, 2006

La prepotenza paga

L'epilogo della vicenda governo-tassisti lascia un po' di amaro in bocca. L'unico a pensare che l'accordo nato dopo un lungo braccio di ferro con i rappresentanti della categoria è il ministro Bersani. Gli altri, i tassisti, i giornalisti, gli alleati e gli avversari politici, ritengono tutti che le misure di liberalizzazione tanto sbandierate si siano di gran lunga ridimensionate e la grande soddisfazione dei tassisti lascia intendere che per loro è una vittoria a tutto tondo.
E' spiacevole pensare che, al di là del contenuto dell'accordo, sicuramente ben lontano dalle iniziali intenzioni del Governo, qualche categoria goda in Italia di un trattamento di notevole favore anche per quel che concerne le cosiddette "forme di lotta". In Val di Susa le forze dell'ordine hanno caricato inermi manifestanti senza fare troppi complimenti e lo stesso è avvenuto in altre manifestazioni in cui è stato sufficiente qualche pretesto per aggredire indistintamente chiunque partecipasse alle iniziative. E a Roma le rare volte in cui si svolge qualche manifestazione di ciclisti (comprese le critical mass) i partecipanti vengono considerati pericolosi sovversivi e in qualche occasione gli interventi delle forze dell'ordine sono state decisamente sproporzionate e qualche volta del tutto irrazionali. Fino a proibire, in violazione dei principi costituzionali, di muoversi con la bici anche singolarmente.
La cosa migliore per la prossima critical mass sarà quella di invadere le strade usando l'automobile, magari con la bici montata sul tetto.

Tullio Berlenghi

giovedì, luglio 06, 2006

La qualità della vita nelle città italiane

In un precedente post avevo criticato i criteri adottati da Legambiente per cercare di dimostrare che Roma, sul piano della qualità della vita, fosse messa piuttosto bene. Nell'occasione - e non è un caso che fosse poco prima delle elezioni amministrative - si evidenziava quanto le cose andassero meglio rispetto a Napoli e Milano e si usavano criteri di valutazione scarsamente attendibili. Ebbene ieri Legambiente, smentendendo parzialmente gli entusiastici giudizi di poche settimane prima, ha reso pubblico un rapporto sul 26 città europee in cui Roma risulta al quintultimo posto per qualità della vita. Certo Milano e Napoli rimangono dietro, ma il dato che emerge è che a Roma le cose decisamente non vanno. Non c'è, in tutta evidenza, la capacità (o la volontà) di introdurre quei cambiamenti coraggiosi, ma necessari, che permetterebbero di migliorare la vivibilità di una città ormai assediata dalle auto, dallo smog e dai rifiuti. Come ha avuto modo di ricordare lo stesso Marco Lodoli con un articolo su Repubblica di oggi, in cui stigmatizza il cattivo stato del nostro centro urbano, che per l'immenso valore storico e architettonico dovrebbe essere trattato con grande rispetto e invece assomiglia sgradevolmente ad una città del Terzo Mondo (parole di Lodoli).
Adesso anche Legambiente - che tradizionalmente è piuttosto benevola verso l'operato veltroniano - ammette che le cose nella capitale non vanno proprio benissimo. Nè si possono attribuire responsabilità alle amministrazioni passate (tutte sullo stesso solco) ma bisogna prendere atto che quanto fatto finora è del tutto insufficiente e serve un radicale cambio di rotta. Chi, se non i Verdi, con tre consiglieri comunali e un assessore, possono farsi promotori di una nuova politica ambientale? E' il caso quindi che escano dal guscio e facciano proposte forti, serie e convincenti, perché non avrebbe senso fare da stampella (verde) alla giunta veltroni, avallandone alcune discutibili scelte. Altrimenti si rischirebbe di dare ragione proprio a Legambiente che, per bocca del suo presidente, Roberto Della Seta, ha affermato che l'esperienza del partito dei Verdi sarebbe giunto al capolinea. Secondo me ha torto, ma - per quanto riguarda Roma - avrei bisogno di elementi concreti per poterlo dimostrare.

Tullio Berlenghi

martedì, luglio 04, 2006

Le liberalizzazioni: qualcosa di sinistra?


Guarda un po'.
Dopo cinque anni di governo iperliberista e che considerava il "mercato" un punto irrinunciabile dei suoi programmi, la prima, concreta, proposta di politica economica che cerca di liberalizzare alcuni settori, ridimensionando il potere di lobbies e corporazioni, viene proprio da un governo di centrosinistra. E i presunti liberisti già si lanciano come avvoltoi a raccattare il malcontento che - prevedibilmente - la proposta sta creando tra gli operatori economici coinvolti.
Questo dovrebbe portare ad alcune riflessioni su come si fa politica normalmente in Italia. Intanto i programmi e le impostazioni politiche valgono solo sulla carta, ma poi, al momento del confronto sociale, possono essere annacquati (per non dire azzerati) dalla ben nota paura di perdere consenso oppure dalla tentazione di guadagnare quello degli scontenti. Si assiste così ad acrobazie del pensiero politico di esponenti del centrodestra (gli stessi che approvano condoni e legge delega ambientale) che diventano improvvisamente ambientalisti per cavalcare proteste contro indesiderate espansioni urbanistiche o localizzazioni di discariche di rifiuti. E così come abbiamo visto i liberisti difendere una legge a tutela del duopolio Rai-Mediaset per salvare poltrone e prebende ecco adesso che bollano come "comunista" una proposta che ha lo scopo di migliorare la qualità di alcuni servizi, di ridurne i costi per gli utenti e di cancellare alcune posizioni di privilegio.
Indubbiamente anche nel centrosinistra la coerenza non è così salda, ma va sicuramente apprezzato il coraggio - soprattutto con questi deboli equilibri - di proposte di buonsenso come quella sulla liberalizzazione delle licenze dei taxi, apparentemente impopolare (per il grande fracasso della categoria colpita), ma sicuramente molto popolare tra gli utenti (di gran lunga molto più numerosi).

QdV