Qualcosa di Verde

mercoledì, agosto 23, 2006

La Cassazione legittima la sosta selvaggia


"Un attimo: finisco il caffè e arrivo". Quante volte capita di sentire questa risposta (senza ombra di scuse) quando si cerca di riprendere possesso della propria autovettura "sequestrata" dalla sosta selvaggia di qualche altro automobilista. Normalmente non condivido la tendenza ad esprimere giudizi sulle decisioni della magistratura, che devono essere comunque rispettate, però farò un'eccezione per questa incomprensibile decisione che ha, di fatto, legittimato uno dei comportamenti più sgradevoli (e più diffusi) degli automobilisti nei nostri centri urbani: la sosta selvaggia. Premesso che la Cassazione valuta solo la legittimità e non il merito delle questioni, appare evidente che il risultato finale sorprende e amareggia.
La magistratura, in pratica, ha stabilito che non commette alcuna infrazione l'automobilista che si ferma in doppia fila lasciando acceso il
motore, poiché, proprio il motore acceso dimostrerebbe che si tratta di fermata e non di sosta. In pratica quindi - aggiungo io - se ad un comportamento scorretto (la sosta in doppia fila) se ne aggiunge un altro, altrettanto scorretto (il motore acceso), va tutto bene madama la marchesa.
E dire che per molti, che ritengono prioritario il rispetto degli altri ed un uso non invadente dell'automobile nei centri urbani, uno che parcheggia in doppia fila col motore acceso è un po' stronzo. E lo è tre volte. La prima, perché col suo comportamento blocca gli automobilisti che hanno correttamente parcheggiato la propria automobile e che devono aspettare i comodi del furbo di turno. La seconda perché parcheggiando sulla sede stradale aumenta i problemi di viabilità e di congestione del traffico urbano. La terza perché, lasciando il motore acceso, aumenta (inutilmente) il già elevato tasso di inquinamento delle nostre martoriate città. Ma, in fondo, avranno pensato i giudici, non è più importante un buon caffé?

Tullio Berlenghi

giovedì, agosto 17, 2006

Road pricing a Milano: qualcosa di sinistra ad opera di un sindaco di destra


Non sarà la soluzione finale, ma certo nel desolante panorama di amministratori comunali timorosi o incapaci di avviare politiche concrete per affrontare il problema della congestione nelle nostre aree urbane, l'annuncio della Moratti di voler istituire un ticket di ingresso per le automobili sembra qualcosa di rivoluzionario. Chi si occupa di mobilità urbana sa bene che non è più possibile pensare di rispondere alla domanda di mobilità attraverso le auto private e che è necessario adottare una serie di provvedimenti che sposti una quota significativa di spostamenti dal mezzo motorizzato privato ad a modalità più "sostenibili". Il "road pricing" - introdotto tra l'altro da diversi anni in una grande metropoli come Londra dal sindaco Livingstone - è uno di questi ed è di indubbia e comprovata efficacia. Da un lato infatti costituisce un deterrente per l'uso dell'automobile in ambito urbano, dall'altro rappresenta un gettito per l'amministrazione comunale, la quale può investire queste risorse per interventi finalizzati al miglioramento della mobilità. Perché allora ancora nessuno in Italia ha introdotto questa misura? La risposta è semplice: perché si sta diffondendo sempre di più una cultura politica basata sulla ricerca del facile consenso e non sull'assunzione della responsabilità di amministrare nell'interesse di tutti. Alla larga quindi da qualunque misura impopolare o che comunque causi malcontento in alcune fasce sociali. E nulla, in Italia, crea più insofferenza delle limitazioni o regolamentazioni della circolazione stradale. E così noi, ambientalisti, Verdi e di sinistra, che stiamo ancora aspettando che la giunta di centrosinistra che governa Roma dal 1993 vari finalmente una politica sulla mobilità concreta ed efficace, ci ritroviamo a dover dire, magari a denti stretti: brava Letizia, continua così!

Tullio Berlenghi

giovedì, agosto 03, 2006

Parlamento in vacanza


Oggi terminano i lavori parlamentari. Il dibattito tra maggioranza e opposizione si trascina stancamente in attesa della sospirata pausa estiva. Alcuni interventi dell'attuale opposizione assomigliano molto a quelli che della precedente opposizione. Lo stesso si può dire per gli interventi della maggioranza. Tutto ciò lascia una sgradevole sensazione. Un cittadino non particolarmente attento alle questioni politiche si farebbe facilmente indurre al qualunquismo, al "tanto sono tutti uguali" e questo dibattito sembra voler confermare l'abusato luogo comune. Senza entrare nel merito dei provvedimenti - sempre innovativi e indispensabili per chi li propone e sempre portatori di miseria e drammi per chi li contrasta - bisognerebbe concentrarsi sulla questione del metodo. La fiducia non poteva essere considerata una scorrettezza nei confronti del Parlamento fino a pochi mesi fa e adesso uno strumento necessario (e viceversa). Il ricorso alla fiducia - così come il ricorso alla decretazione d'urgenza - andrebbe fatto con molta misura, cautela e discrezione e non si può dar torto a chi, nella minoranza, ne contesta e stigmatizza l'evidente abuso delle ultime settimane.
Fa solamente sorridere che a dare lezioni di stile istituzionale sia la stessa coalizione che, quando era al governo, ha umiliato il ruolo del Parlamento, pur avendo numeri ben più confortanti di quelli dell'attuale maggioranza. Qualcuno dei ritrovati paladini della Carta Costituzionale adesso minaccia l'agitazione delle "piazze" qualora il Governo dovesse decidere di porre la fiducia sulla finanziaria. Neanch'io condivido l'uso della fiducia sul principale provvedimento di politica economica del Governo, ma bisognerebbe ricordare che il Governo Berlusconi è stato capace di mettere la fiducia in entrambi i rami del Parlamento proprio sull'ultima legge finanziaria (quella per l'anno in corso per intenderci). Speriamo quindi che questo traballante centrosinistra trovi la dignità per andare avanti con le proprie forze, altrimenti trovi il coraggio di ammettere che mancano le condizioni per la propria azione politica. Ma è avvilente dare legittimità ai predicozzi morali proprio di chi, fino a poche settimane fa, ha fatto strame della correttezza e del rispetto istituzionale.

Tullio Berlenghi