Velocissime riflessioni sul consiglio federale dei Verdi del 10 e 11 maggio 2008. Ottima la gran parte degli interventi. Lucide ed efficaci molte analisi. Qualcuna di grande livello, come quelle di Boato e di Grazia Francescato. Da ogni parte si evidenziavano le criticità del partito. Criticità che probabilmente non erano la causa della sconfitta, ma che - a detta di tutti - rappresentavano comunque dei limiti del partito che bisognava superare per riportarsi al centro dell'agone politico nella migliore delle situazioni. Uno degli elementi di critica è stato il meccanismo fasullo del tesseramento. Di cui tutti sono a conoscenza, che tutti (almeno a parole) biasimano, ma che poi non si è in grado di eliminare. Anzi. Tutti d'accordo nel dire che c'è una alterazione della rappresentanza (perché un sistema di tessere "drogato" altera il rapporto tra la base e gli eletti), ma poi subito pronti a rifarsi a quello stesso meccanismo per gestire quel po' di potere assembleare che serve a scegliere il nuovo indirizzo dei Verdi. Metodi vecchi indirizzo nuovo quindi. A qualcuno potrebbe venire qualche dubbio, ma proviamo a puntare sulla buona fede.
Saltano però tutte le trattative per cercare un percorso comune. Anzi si mette in chiaro che la logica deve comunque essere quella lottizzatoria. Quanti voti hai? (quante tessere quindi...) Allora ti spetta un posticino dentro al comitato dei garanti. Altrimenti a casa. Si garantirà la discontinuità nel segno della continuità. In pratica il gruppo di potere è lo stesso, però da adesso saremo più buoni. E magari daremo pure spazio alle minoranze. Sì, però da domani, o forse da dopodomani. Vedremo. Adesso no. Sia mai che qualcuno si metta davvero in testa di cambiare qualcosa.
QdV
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