Poteri speciali sul traffico. Un errore di merito e di metodo.
Ma la legge parla chiaramente di eventi "calamitosi". Ci si chiede quale sia il nesso tra le ipotesi previste dalla legge 225 e i problemi di traffico che affliggono la Capitale. Stiamo parlando di “emergenza”. E se le parole hanno ancora un senso non si può parlare di emergenza traffico in una città in cui il problema della mobilità si trascina avanti irrisolto da decenni. La prima legge di riforma delle autonomie locali è del 1990 ed è nata proprio per attribuire ai sindaci un maggiore responsabilità ed una maggiore libertà di azione nel governo della città. E la legge che ha modificato il sistema elettorale dei comuni – con lo scopo di dare maggiore stabilità a chi amministra e quindi rafforzarne il potere decisionale - è del 1993, lo stesso anno in cui Rutelli è diventato sindaco di Roma. Ed è quindi dal 1993 che la medesima coalizione governa la capitale. E dal 1993 ad oggi ci sarebbe stato tutto il tempo e tutto il modo per porre in essere delle serie ed efficaci politiche sulla mobilità. E svegliarsi nel 2006 per dire “bisogna affrontare l’emergenza traffico” suona falso ed ipocrita.
Dare il via libera ad un meccanismo di deregulation per gli interventi infrastrutturali da realizzare esporrà le nostre città al rischio che altri governi e altre amministrazioni comunali usino questo escamotage dei poteri speciali per varare opere dannose, costose e inutili. E non ci saranno più strumenti di garanzia. Non ci sarà più la possibilità di fermare scempi e porcherie, perché accettare questo metodo adesso significherà non poter dire più di no in futuro, anche quando non ci sarà più Veltroni ad amministrare Roma.
E l’aspetto più disarmante di tutta questa vicenda è che le misure che verranno adottate per risolvere il problema del traffico vanno per la gran parte nella direzione opposta alla soluzione del problema. Sono tutte misure che puntano a rafforzare e ad incentivare l’uso dell’automobile – privata - in ambito urbano, a cominciare dalla politica dei parcheggi, localizzati soprattutto nel centro storico, con l’ovvio effetto di attrazione del traffico che ne conseguirà. Se c’è qualcuno che pensa davvero che la presenza di parcheggi sotterranei significherà eliminare le auto in sosta dalle vie e dalle piazze per renderle più gradevoli e più accoglienti è davvero ingenuo. Lo scenario più probabile è che, oltre alle auto di prima (che continueranno impunemente a parcheggiare dove capita senza rispetto degli altri) si aggiungerà una quota di traffico di chi cercherà di avvalersi dell’aumentata offerta di parcheggi. Con le conseguenze in termini di congestione e smog facilmente immaginabili.
E’ probabile che lo scenario descritto venga tacciato di eccessivo pessimismo. E’ possibile (ma non probabile) che i fatti daranno ragione a Veltroni e che il centro di Roma diventerà davvero una splendida isola pedonale e che in tutta la città il traffico scorrerà fluido e gioioso. Staremo a vedere. L’ipotesi più verosimile però è che le misure che verranno adottate avranno conseguenze gattopardesche: grandi (e costosi) cambiamenti che non cambieranno nulla (se non, se possibile, in peggio). Si accettano scommesse.


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