La Cassazione legittima la sosta selvaggia

"Un attimo: finisco il caffè e arrivo". Quante volte capita di sentire questa risposta (senza ombra di scuse) quando si cerca di riprendere possesso della propria autovettura "sequestrata" dalla sosta selvaggia di qualche altro automobilista. Normalmente non condivido la tendenza ad esprimere giudizi sulle decisioni della magistratura, che devono essere comunque rispettate, però farò un'eccezione per questa incomprensibile decisione che ha, di fatto, legittimato uno dei comportamenti più sgradevoli (e più diffusi) degli automobilisti nei nostri centri urbani: la sosta selvaggia. Premesso che la Cassazione valuta solo la legittimità e non il merito delle questioni, appare evidente che il risultato finale sorprende e amareggia.
La magistratura, in pratica, ha stabilito che non commette alcuna infrazione l'automobilista che si ferma in doppia fila lasciando acceso il
motore, poiché, proprio il motore acceso dimostrerebbe che si tratta di fermata e non di sosta. In pratica quindi - aggiungo io - se ad un comportamento scorretto (la sosta in doppia fila) se ne aggiunge un altro, altrettanto scorretto (il motore acceso), va tutto bene madama la marchesa.
E dire che per molti, che ritengono prioritario il rispetto degli altri ed un uso non invadente dell'automobile nei centri urbani, uno che parcheggia in doppia fila col motore acceso è un po' stronzo. E lo è tre volte. La prima, perché col suo comportamento blocca gli automobilisti che hanno correttamente parcheggiato la propria automobile e che devono aspettare i comodi del furbo di turno. La seconda perché parcheggiando sulla sede stradale aumenta i problemi di viabilità e di congestione del traffico urbano. La terza perché, lasciando il motore acceso, aumenta (inutilmente) il già elevato tasso di inquinamento delle nostre martoriate città. Ma, in fondo, avranno pensato i giudici, non è più importante un buon caffé?
Tullio Berlenghi


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