Il Governo Prodi è partito

Il Governo Prodi è partito. Certo rispetto alle aspettative si cominciano già a vedere alcuni segnali non troppo incoraggianti. Intanto il numero complessivo di ministri e sottosegrati, tanti, forse troppi ed è lecito pensare che la scelta dipenda più da esigenze di equilbri interni alla maggioranza che dalle reali necessità del paese. Sin qui nulla di nuovo, magari il segnale forte di cambiamento non si è avuto, ma bisogna pur tener conto del bisogno di non scontentare troppo alcuni alleati. Non viviamo sulla luna e ce ne facciamo una ragione. Sulla questione delle donne non c’è molto da dire. Non è che le donne difettino nel centrosinistra e ce ne sono molte di grandissima caratura umana e politica. Le misteriose ragioni per cui non si è riusciti a valorizzarle sono vecchie quanto la politica: sono rimaste tagliate fuori dalle logiche di potere, l'unico campo in cui il gentil sesso non è ancora riuscito ad eguagliare il sesso che evidentemente tanto gentile non è. Ma l’elemento che suscita maggiore delusione è la conferma del ministro per l’attuazione del programma. Un incarico “inventato” dal centrodestra per dare un ruolo ad un personaggio che era riuscito a congelare per alcuni giorni la nostra carta costituzionale, facendo calpestare proprio la parte che contiene i diritti fondamentali ed inviolabili che dovrebbero essere garantiti a chiunque, con tanto di intervento di Amnesty International. Un ruolo evidentemente fasullo che, giustamente, era stato oggetto di irrisione e scherno da parte di molti politici del centrosinistra e di alcuni giornalisti. Critiche che però, inspiegabilmente, non sono state ribadite in questi giorni. Qualcosa di Verde pensava che un ministero per l’attuazione del programma fosse qualcosa di veramente ridicolo e non puà certo smettere di pensarlo solo perché è cambiato il colore politico di chi ne assume l’incarico…


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