A Roma si sta davvero meglio?

Ancora una volta i giornali pubblicano una provvidenziale indagine - questa volta curata da Legambiente - attraverso la quale si stabilisce che a Roma le cose vanno un po' meglio rispetto alle altre grandi città (Napoli, Milano e Torino). In un lungo articolo di Repubblica vengono evidenziati alcuni "primati" capitolini rispetto alle altre metropoli. Certo, i numeri non sono opinioni e pertanto, a meno di non volerne mettere in dubbio la veridicità, c'è poco da dire. Se nel confronto - numerico - Roma può vantare una situazione migliore, bisognerebbe prenderne semplicemente atto.
Però sarebbe opportuno, senza nulla togliere al pregevole lavoro di ricerca fatto da Legambiente e di informazione fatto dai quotidiani, dare qualche elemento in più per "capire" i numeri che vengono diffusi.
Prima di tutto è meglio chiarire che il fatto che qualche parametro registri un valore superiore rispetto ad altre tre difficili realtà urbane non comporta necessariamente che quel parametro sia in assoluto positivo. E’ probabile che sia semplicemente un po’ meno peggio degli altri. Quindi – ad esempio – se a Torino e Milano il numero di giorni in cui viene superato il limite tollerabile di concentrazione di polveri sottili è – ad esempio – il triplo di quanto consentito dalla normativa vigente, sarà sufficiente che a Roma questo valore sia il doppio per dire che “va meglio” a Roma rispetto alle altre due città. Ma si potrà – onestamente – dire che “va bene”?
Poi bisognerebbe valutare quanto alcuni dati – che sul piano numerico sono ineccepibili – corrispondano ad una situazione “di fatto” e, come tale, apprezzabile. Se, ad esempio, l’amministrazione decide di creare un’area pedonale o un parco urbano o una zona a traffico limitato, ma si limita ad emanare un’ordinanza che non produce alcun effetto concreto (e la zona pedonale viene impunemente attraversata da auto e moto, il parco urbano è abbandonato all’incuria e al degrado e la ZTL è un colabrodo) come bisogna computare quelle aree che solo nominalmente hanno determinate caratteristiche?
Infine bisognerebbe rispolverare la non sempre chiara distinzione tra valore assoluto e valore relativo (o percentuale). E’ pertanto poco corretto esaltare alcuni valori (come l’estensione delle zone pedonali o l’ampiezza della rete di piste ciclabili) senza tener conto che il comune di Roma, con i suoi 1307 km quadrati, è il più grande d’Italia e che pertanto la rete di piste ciclabili diventa ben poca cosa in un ambito territoriale così ampio. E, infatti, Torino, Napoli e Milano insieme non raggiungono la metà della superficie di Roma e di questo bisognerebbe tener conto quando si stilano le classifiche. Classifiche che, del resto, significano davvero poco, visto che la situazione è evidentemente poco allegra per tutti e in questo poco confortante panorama, credo sia una ben magra soddisfazione la consapevolezza che c’è qualcuno – in qualche altra metropoli italiana – che sta peggio di noi.
Tullio Berlenghi

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