Italiani "costretti" ad usare l'auto
Per quanto concerne il rapporto sulla mobilità urbana la tesi prevalente è quella “deresponsabilizzante”, per la quale i cittadini sono “costretti” (proprio così: “costretti”) ad usare il mezzo motorizzato privato, perché privi di un’alternativa valida. Certo è innegabile che spesso il trasporto pubblico non appare particolarmente efficiente, ma bisognerebbe giudicare le questioni in modo un po’ meno superficiale. Ad esempio uno dei motivi di inefficienza del trasporto pubblico è proprio l’abuso del ricorso al mezzo privato e l’assoluta mancanza di rispetto delle norme di comportamento stradale che aumenta a dismisura le inefficienze. Per dimostrarlo è sufficiente prendere un autobus a Roma ad agosto. I tempi di percorrenza sono pari ad un terzo rispetto agli altri mesi dell’anno. In assenza di auto in doppia fila, di parcheggi selvaggi, di occupazione delle (poche) corsie preferenziali, gli autobus viaggiano a velocità accettabili. L’altro motivo è tutto politico. Alle amministrazioni comunali in genere non interessa che funzioni il trasporto pubblico e non fa molto (o non fa abbastanza) per migliorare il servizio. Soprattutto quando servirebbero misure che potrebbero dispiacere agli automobilisti (corsie preferenziali, strade dedicate, divieto di sosta lungo i percorsi più importanti, ecc.). Se poi ci sono delle risorse si investono in opere costose e di dubbia utilità come i parcheggi in centro, aumentando così le cause della congestione e non certo riducendole come vorrebbero far credere.
Preoccupa quindi questo atteggiamento “giustificazionista” – ampiamente evidenziato dai media - che assolve quegli automobilisti che, per disinteresse o per superbia, non fanno neppure lo sforzo di fare un confronto serio tra le varie modalità di trasporto e trascurano più o meno coscientemente i tempi e i costi complessivi del trasporto privato.
Le colpe degli amministratori sono in tutta evidenza ancora più gravi ed è proprio la loro inerzia che alimenta le erronee convinzioni dei cittadini, i quali, a fronte di un trasporto pubblico insufficiente pensano che l’automobile sia opzione possibile per i propri spostamenti urbani.


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