Qualcosa di Verde

mercoledì, dicembre 12, 2007

Ostaggi dei TIR

Perché stupirsi? Nel nostro paese è stato creato un modello di consumo che non tiene conto delle distanze che devono percorrere le merci (i costi ambientali non vengono pagati dal settore produttivo ma vengono "traslati" indirettamente ai cittadini). Nel nostro paese è stato realizzato un piano infrastrutturale tarato su questo modello e che non tiene minimamente conto del consumo del territorio e delle conseguenze sulle nostre vite e sul nostro benessere di una così devastante visione del concetto di "sviluppo". In più è stato generosamente concesso un immenso potere di gestione di questo modello di consumo, di sviluppo, di mobilità delle merci alla categoria degli autotrasportatori, dalle cui ubbie dipende il funzionamento del sistema paese. Perché non solo fermandosi mettono in crisi il sistema dei trasporti, ma possono anche permettersi il lusso di bloccare l'intera viabilità stradale e autostradale ricorrendo a stratagemmi per congestionare completamente il nostro sistema viario. Senza che nessuno intervenga per impedirlo. E pensare che quando c'è una critical mass, con poche decine di biciclette che decidono - semplicemente - di andarsene a spasso per la città, manifestando allegramente la propria voglia di città più vivibili, si mobilitano imponenti misure di repressione. Pattuglie di vigili, polizia stradale e carabinieri che contestano ai manifestanti qualunque forma di reato, dall'occupazione di suolo pubblico all'abigeato, per stigmatizzare un comportamento davvero inaccettabile, ossia quello di pedalare per le vie della città.
Questo ricatto non si può accettare. L'autotrasporto gode in Italia di agevolazioni e privilegi fuori dal tempo. Se davvero vogliamo trovare un riequilibrio modale non solo bisogna eliminare ogni forma di incentivo al trasporto delle merci su gomma, ma bisogna cominciare ad internalizzare tutti i costi di questo superato modello di consumo. In questo modo non solo si ripristina un equilibrio nelle scelte produttive (far viaggiare di meno le merci, produrre in prossimità del consumo, trasferire parte delle merci dalla gomma alla rotaia e via dicendo), ma si leva anche quel potere ricattatorio di cui si serve in modo vergognoso una categoria produttiva. Quello di mettere in ginocchio l'Italia proprio per grazie ad un potere che è stato graziosamente ed incomprensibilmente concesso in passato dalla classe politica, troppo attenta a coltivare orticelli elettorali per rendersi conto delle conseguenze di alcune scelte.